«Le fibrillazioni sono normali, ma il centrodestra è unito e Coraggio Italia è saldamente in questa metà campo».

«Le fibrillazioni sono normali, ma il centrodestra è unito e Coraggio Italia è saldamente in questa metà campo».

Il presidente della Liguria, Giovanni Toti, è uscito da poco dal vertice romano con gli alleati di coalizione. Dopo giorni di fibrillazioni dovute alla nascita del suo nuovo partito, Coraggio Italia, getta acqua sul fuoco. Ma rivendica la sua operazione politica, guarda anche al dialogo con Renzi e Calenda e sul nervosismo di Forza Italia è tranchant: «Non capisco il loro vittimismo, dovrebbero chiedersi perché continuano a perdere voti».

Presidente, dal vertice sulle comunali il centrodestra è uscito più compatto? «È uscito unito, ma lo era già prima. Qualche fibrillazione in un momento delicato ci sta, così come comprendo i malumori che nascono per i movimenti nel centrodestra. Ma la coalizione è coesa e compatta per governare nel 2023 e presentare candidati unitari alle comunali. C’è ancora qualcosa da limare su Roma e Milano, ma è questione di giorni».

La nascita di Coraggio Italia ha scatenato tensioni e polemiche. Qual è l’obiettivo del suo nuovo partito? «Lo stesso che aveva Cambiamo due anni fa, ridare slancio, vita politica e classe dirigente a un polo moderato che rafforzi il centrodestra. Quando Brugnaro ha lanciato l’idea di fare qualcosa di più grande, la scelta era già nel nostro Dna: Cambiamo è nato contro un’idea claustrofobica del centrodestra, di chi pensa a proteggere dirigenti invece che elettori. Coraggio Italia non nasce da giochini parlamentari, ma da due esperienze amministrativevincenti».

Ma la creazione di un polo di centro passa anche dal dialogo con Renzi e Calenda? «Con Renzi mi sono sentito per un “in bocca al lupo”, e con Calenda ci siamo parlati mesi fa. Tecnicamente abbiamo posizioni molto vicine su tanti temi, ma nella pratica loro sono in una metà campo che non è la nostra. Noi siamo saldamente nel centrodestra, e lì resteremo.

Saranno Renzi e Calenda a fare delle riflessioni, se stare con il M5S e con il Pd di ius soli e tassa di successione» La popolarità di Renzi e i sondaggi di Italia Viva sono bassi. Ritiene utile ragionare con lui o può essere controproducente? «Non abbiamo fatto ragionamenti sui sondaggi, e non pensiamo a fusioni a freddo. Noi nasciamo come un’area aperta, e a seconda delle posizioni di Italia Viva siamo pronti a dialogare. Mai andremo nel centrosinistra, però. In Italia Vivaci sono tante persone valide, con cui si può dialogare, come accade tra moderati». Non pensa che aprire al centro possa guastare i rapporti con Salvini e Meloni? «E perché mai? Siamo complementari e non alternativi a quell’area rappresentata da Salvini e Meloni. Guardiamo a un elettorato che altrimenti sceglierebbe un’area diversa». Cosa pensa della federazione di centrodestra propostada Salvini? «Penso tutto il bene possibile, un organismo di coordinamento non è alternativo al nostro progetto. Se si stringono i bulloni di un’alleanza che a *** volte è sembrata andare in ordine sparso è un bene. Più volte, in passato, ho proposto soluzioni del genere». Le tensioni più forti ci sono state con Forza Italia. Tajani è stato molto critico: come può pensare di lavorare ancora insieme con una contrapposizione così forte? «Ma è una contrapposizione che non comprendo. Capisco l’amarezza verso quei parlamentari che hanno deciso di lasciare il loro tetto, ma si chiedano il motivo. Perché noi in Liguria abbiamo preso il 24% dei voti, e Forza Italia stenta e perde voti da tre o quattro anni? Io me lo chiederei se fossi in Forza Italia, e spero sempre che abbiano un ravvedimento operoso. Dopodiché, sono nostri alleati in Liguria e competeremo in coalizione. Ma non capisco il vittimismo di chi dà la colpa a Toti e Brugnaro della loro decadenza». Ha sentito Berlusconi negli ultimi giorni? «Non l’ho sentito. So che sta osservando un momento diassoluto riposo e non mi pare opportuno trascinarlo in beghe che non sono alla sua altezza». Coraggio Italia si presenterà con sue liste alle amministrative? Anche a Savona? «Sicuramente in Liguria e nelle grandi città. Siamo in divenire, può darsi che in alcuni casi i nostri candidati andranno in liste civiche, in altri ci saremo con il nostro simbolo».

In Coraggio Italia Brugnaro è presidente: ci sarà una formalizzazione dei ruoli? «Non ne abbiamo parlato. Abbiamo convenuto tutti di indicarlo come presidente dell’assemblea costituente, poi si vedrà. Ci divideremo i compiti e ci misureremo con gli elettori: liti per troni vuoti sarebbero assurde». Se si dovesse creare un’area allargata di centro, a cui i sondaggi riconoscono potenzialmente un bacino importante di voti, lei che ruolo si assegnerebbe? «Io so che mi aspettano quattro anni e mezzo da governatore della Liguria. Se l’esperienza avrà successo, darò un contributo. Ma ragionare a cosa mi accadrà tra quattro anni e mezzo mi risulta faticoso». L’operazione centrista ha senso in un assetto proporzionale: serve una legge elettorale in questa direzione? «L’attuale maggioritario non garantisce la vittoria di una coalizione, sarebbe giusto ragionare su proporzionale e modello tedesco. Vedremo cosa faranno i grandi partiti». Il premier Draghi può essere il punto di riferimento dell’area moderata? «Non mi sembra intenzionato alla carriera politica. Vive la parentesi a Chigi come una missione per il Paese, non ce lo vedo a prendere una strada come quella di Monti».

#coraggioitalia #toti #ilsecoloxix

Scroll to top