«C’è grande entusiasmo, c’è grande voglia di partecipare.

«C’è grande entusiasmo, c’è grande voglia di partecipare. D’altra parte, la necessità di una riscossa del centro moderato è sentita. Mi dicono, dal territorio, che in questo fine settimana molti nostri attivisti hanno fatto i banchetti affiancando al logo di “Cambiamo!” quello di “Coraggio Italia”, così, spontaneamente”.

Giovanni Toti, Presidente della Liguria e fondatore, assieme al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, della nuova realtà di centro “Coraggio Italia”, traccia con Libero le prospettive all’indomani del lancio del nuovo movimento. Parte questo nuovo contenitore.
E il movimento che lei aveva fondato due anni fa circa, “Cambiamo!”, si scioglie?

«C’è un percorso davanti a noi. Per ora abbiamo fatto un’assemblea costituente. Adesso dovremo scrivere lo statuto e la carta dei valori, gettare le basi affinché “Coraggio Italia” abbia un futuro “da grande”, e questo sarà possibile anche attraverso i congressi. Cambiamo! confluirà in questa realtà, come mi auguro faranno altri movimenti locali, liste civiche, aggregazioni presenti sul territorio».

E in molti si chiedono: il leader di “Coraggio Italia” sarà Toti o Brugnaro?

«Credo che nessuno sgomiterà per questo. Abbiamo entrambi rivinto le nostre prove elettorali con un grande risultato, io in Liguria e Brugnaro a Venezia. Vogliamo entrambi portare la nostra esperienza amministrativa dentro la politica nazionale. E non certo fare il contrario, ossia abbandonare la nostra esperienza amministrativa per dedicarci alla politica nazionale. Da buoni compagni di strada ci divideremo i compiti, assieme a molti altri».

Lei parla di entusiasmo e voglia di partecipare. Le critiche, però, dicono che questo movimento nasce soltanto da un travaso di parlamentari, per lo più provenienti da Forza Italia.

«Nessuno costringe i parlamentari a muoversi da dove stanno. Se hanno sentito il bisogno di abbracciare una nuova esperienza politica, evidentemente provavano un disagio di fondo nella situazione in cui si trovavano. Hanno deciso di avventurarsi in un terreno scomodo e non è certo una colpa. Peraltro, non è corretto dire che questo movimento nasce da un travaso di parlamentari. C’erano già quelli di Cambiamo!. Gli eletti alle Camere sono la punta dell’iceberg. Dietro ci sono sindaci e consiglieri regionali».

Altra critica: è un’operazione contro Berlusconi.

«Assolutamente no, e chi mi conosce sa bene che ho grande stima per lui. Non è un’operazione “contro”, ma un’operazione “per”. In favore di tutta la coalizione, con l’obiettivo di creare un nuovo punto di riferimento. I problemi di Forza Italia non li abbiamo creati noi, né dobbiamo risolverli noi».

Allude al gruppo dirigente degli azzurri?

«Io guardo al futuro, non al passato. Il tema del gruppo dirigente non mi appartiene più. Quando ho lasciato Forza Italia, l’ho fatto perché ho ritenuto che servisse un rinnovamento e un lavacro di democrazia. Con i partiti chiusi, dove circolano poco le idee, si va poco lontano».

Capitolo amministrative. Sarete in campo con delle vostre liste?

«Noi saremo presenti a dare una mano ai candidati del centrodestra, che spero siano di qualità come quelli che si sono appalesati a Torino, con Damilano, e a Napoli, con Maresca. Per quanto riguarda la formula, vedremo come farlo nel modo migliore: o con il nostro simbolo, oppure partecipando a liste civiche d’appoggio ai sindaci».

L’area di centro è un condominio, affollato. C’è un blocco che guarda a destra, cui vi siete aggiunti. E una parte verso sinistra, come Renzi, Calenda, + Europa. Che fare?

«La parte che guarda a sinistra ha compiuto una scelta diversa rispetto alla nostra. Finché resterà agganciata al Pd dello ius soli e della tassa di successione, francamente mi risulta complicato trovare un punto d’incontro. I partiti al “centro del centrodestra”, invece, sono i nostri interlocutori naturali e mi auguro vogliano unirsi ad uno sforzo “palingenetico” dell’area. Poi se qualcuno preferisce giocare al leaderino, al capogruppino, alla poltrona da mantenere, con la logica del *** “meno siamo meglio stiamo”…be’ francamente non è la mia ambizione».

Per fare questo percorso, la federazione potrebbe essere uno strumento?

«Sì, certo. Una federazione ma anche una costituente, oppure un accordo elettorale ampio. Di strumenti ne esistono diversi e molto dipenderà anche dalla legge elettorale. Mi pare che nelle ultime settimane sia maturata una diffusa voglia di proporzionale».

Appena avete annunciato il nuovo contenitore è stato annullato un vertice di centrodestra sulle amministrative. Martedì c’è la nuova convocazione e ci sarete anche voi. Che ambiente si aspetta di trovare dopo le frizioni dei giorni scorsi?

«Spero un ambiente concentrato sull’obiettivo di vincere le elezioni e non di coltivare un dibattito sterile. Noi siamo nati per occupare lo spazio che si è vuotato non certo per colpa nostra. Se il Popolo delle Libertà veleggiava sopra 1120%, a volte anche sopra il 30%, e oggi quell’area politica con tutti i movimenti sommati non arriva al 10% ci sarà una ragione. Non ho la sicurezza matematica che riusciremo a rivitalizzare quello spazio, ma se non ci si prova di certo non ci si riesce».

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